TRAPIANTO DEL PENE / Primo paziente diventa papà

20 Ottobre, 2016, 01:53 | Autore: Patroclo Badolati
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I medici erano riusciti a salvare soltanto un centimetro dell'organo, amputato a seguito di un'infezione estesa provocata dall'uso di strumenti rudimentali e non adeguatamente sterilizzati per la circoncisione.

Si è così aperta una nuova strada (finora l'unica alternativa era... l'uso di una protesi) per ricostruire la "normalità" di tutte quelle persone che, a causa di traumi, interventi chirurgici mal fatti, ferite, tumori o anomalie genetiche avrebbero bisogno di un nuovo organo riproduttivo? Autore del "miracolo" è André Van Der Merwe, il chirurgo di Johannesburg che oggi, ospite a Venezia del congresso nazionale della Società italiana di Urologia, ha illustrato le fasi del delicato intervento. "Il giovane - prosegue Mirone - non ha ancora recuperato la sensibilità al 100%, proprio perché i nervi sensoriali sono estremamente sottili e si deteriorano molto velocemente, ma è possibile che nell'arco di un paio di anni riesca a tornare ad avere anche una sensibilità normale". Dopo aver ricevuto in 'donazione' da un cadavere, l'equipe del dottor Der Merwe ha condotto un'operazione che è durata circa 9 ore. Le tecniche usate da Van Der Merwe e i suoi colleghi dell'università di Stellenbosch (Sudafrica) sono molto simili a quelle impiegate per il trapianto di faccia: la vera sfida, infatti, è riuscire a suturare vasi e nervi dal diametro inferiore ai 2 millimetri. Il primo paziente sottoposto con successo al trapianto del pene - un primo tentativo era fallito in Cina, nel 2006 - ha fecondato la partner in maniera naturale.

Il primo uomo al mondo ad aver subito un trapianto di pene è riuscito a diventare padre. Un sessantenne iperteso difficilmente potrebbe ottenere un recupero brillante come quello del primo paziente operato. Soprattutto per gli uomini che vivono in Paesi dove il rito della circoncisione è comune e viene eseguito senza particolari precauzioni igieniche. Nel solo Sudafrica si stimano almeno 250 casi ogni anno. Altre situazioni che possono portare all'amputazione parziale o completa dei corpi cavernosi sono i traumi genitali: si stima che nel 20-25% delle vittime di ferite da arma da fuoco in sparatorie restino coinvolti gli organi genitali. Nel giro di pochi anni la vita di un ragazzo 21enne è cambiata radicalmente, passando da una condizione di disabilità dell'apparato genitale alla piena riconquista delle funzionalità urologiche e sessuali. In questo caso, però, il vero ostacolo è rappresentato "dall'impiego dei farmaci immunosoppressivi, che si rende necessario a seguito di un trapianto, ma che non è invece compatibile con un paziente affetto da una neoplasia", è il pensiero di Mirone.

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