Biotestamento, Camera: ok norma contro accanimento terapeutico

19 Aprile, 2017, 18:07 | Autore: Democrito Badesso
  • Biotestamento, Camera: ok norma contro accanimento terapeutico

È quanto prevede l' emendamento della commissione Affari sociali, che modifica il comma 7 dell'articolo 1 della proposta di legge sul testamento biologico. A fronte del divieto di accanimento terapeutico, il paziente potrà sempre beneficiare di un'appropriata terapia del dolore, con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l'erogazione di cure palliative. I sì sono stati 240, i no 4.

L'ultimo scossone è arrivato dai Cinquestelle che in un emendamento hanno proposto che anche in assenza di una dichiarazione scritta si debba comunque tener conto di eventuali orientamenti espressi da familiari e parenti; contro il quale si sono immediatamente scagliate le ire dei centristi.

Al paziente è infatti riconosciuto il diritto di abbandonare le terapie mentre un ulteriore articolo introduce il principio del divieto dell'accanimento terapeutico e riconosce il diritto, appunto, in capo al paziente di abbandonare totalmente la terapia.

"Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. Il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua o il rifiuto della stessa sono motivati e sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico". Il passaggio è particolarmente controverso perché potrebbe implicare la possibilità che un medico possa ricorrere all'obiezione di coscienza. Delia Murer ha sottolineato: "È una forzatura che non ci piace e non vorremmo stravolgesse il senso della legge". "Credo che il dibattito di oggi abbia chiarito anche che non si vuole imporre al medico comportamenti contrari alla sua competenza professionale o alla deontologia".

In questo contesto è stato salvaguardato però anche l'operato del medico che, oltre a non essere responsabile delle conseguenze che derivano dal rifiuto del paziente a essere sottoposto a terapie, può rifiutarsi di "staccare la spina".

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