Perché l'Osce ha bocciato il referendum di Erdogan

19 Aprile, 2017, 12:45 | Autore: Omero Oleotti

Il presidente americano Donald Trump ha telefonato al collega turco, Recep Tayyip Erdogan, per congatularsi della sua vittoria al referendum, che domenica ha approvato la riforma presidenzialista.

Nonostante questo Erdogan ha perso non solo a Istanbul - la sua città natale e il luogo da cui è nato il suo potere, visto che ne è stato popolarissimo sindaco - ma anche a Smirne (ed era scontato), ad Ankara e ad Adalia. "Ma, al tempo stesso, la prima priorità del presidente è proteggere gli americani".

La portavoce della Commissione Europea, Margaritis Schinas, ha quindi chiesto poche ore fa che "le autorità avviino indagini trasparenti sulle presunte irregolarità sollevate dagli osservatori", unendosi al coro di critiche provenienti da molti paesi Ue, come la Germania la quale, tramite il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel, fa sapere di "attribuire particolare importanza al report dell'Osce".

Intanto il premier turco, Binali Yildirim, citato dalla Cnn turca, parlando ad Ankara al gruppo parlamentare del suo Akp, chiede di rispettare l'esito della consultazione."Tutti i partiti devono rispettare i risultati (del referendum), compresa la principale opposizione (Chp)". "Voglio ringraziare ogni nostro cittadino che è andato a votare". Terminato lo scrutinio, il Sì ha vinto con il 51,41% contro il 48,59% del No. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha promesso di discutere con gli altri leader politici la reintroduzione della pena di morte in Turchia, che potrebbe essere oggetto di un nuovo referendum. "Erdogan potrebbe scoprire che è stata una vittoria di Pirro" ha dichiarato al Wall Street Journal Henri Barkey, direttore del "Middle East program" del Woodrow Wilson Center di Washington.

"Contesteremo 2/3 delle schede".

"I risultati finali definitivi del referendum costituzionale saranno resi noti entro 11-12 giorni": così, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa turca Anadolu, la Commissione elettorale.

Le libertà politiche durante la campagna sono state "ridotte sulla base dello stato d'emergenza" ha detto Tana de Zulueta, a capo della missione ODIHR."Uno stato d'emergenza non dovrebbe mai essere usato per minare lo stato di diritto" ha aggiunto Preda.

Nel mirino dell'OSCE e del fronte del No al Referendum Costituzionale ci sarebbero però un numero considerevole di schede che sarebbero state compilate fuori dalle cabine elettorali e che non recherebbero il timbro ufficiale.

Raccomandato: