Istat, crisi aumenta le diseguaglianze: l'intervento pubblico non aiuta

17 Mag, 2017, 17:22 | Autore: Serafina Zamana
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"Tra i gruppi sociali le diseguaglianze nelle condizioni di salute - aggiunge l'Istat - sono notevoli". I più corposi sono quelli delle famiglie di impiegati e di operai in pensione. Sono i dati allarmanti del Rapporto Annuale 2017 dell'Istat che certifica l'aumento delle disuguaglianze all'interno del Paese a causa di redditi e pensioni.

Del totale di oltre 25.775.000 famiglie italiane, 15.534.000 sono quelle con un reddito più alto: sono pensionati, impiegati, quadri, dirigenti, imprenditori.

La famiglia d'origine condiziona molto la professione dei giovani: l'incidenza dei giovani tra i 15 e i 34 anni che svolgono una professione qualificata varia da un minimo del 7,4% per chi proviene da una famiglia a basso reddito con stranieri fino a giungere al 42,1% nei gruppi delle pensioni d'argento e al 63,1% in quello della classe dirigente.

In campo economico persiste il dualismo territoriale del Paese: nel Mezzogiorno sono più presenti gruppi sociali con profili meno agiati, al Centro-nord gruppi sociali a medio o alto reddito, anche se le famiglie a basso reddito con stranieri, per scelte lavorative e minori legami territoriali, risultano prevalentemente collocate nelle zone settentrionali del Paese. La classe operaia si è frammentata tra i giovani blue-collar e nelle famiglie a basso reddito.

La classe operaia e il ceto medio "sono sempre state le più radicate nella struttura produttiva del nostro Paese" ma "oggi la prima - osserva l'Istat - ha abbandonato il ruolo di spinta all'equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell'evoluzione sociale".

Una "perdita dell'identità di classe legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi". I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle 'famiglie di impiegati', appartenete alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) e delle 'famiglie degli operai in pensione', fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone). Il numero medio di figli per donna si attesta a 1,34 (1,95 per le donne straniere e 1,27 per le italiane).

Si legge ancora che il rapporto tra diplomati dei licei e degli istituti professionali è pari a oltre 8 volte la media nelle famiglie della classe dirigente, oltre tre volte nel gruppo delle pensioni d'argento e quasi due nelle famiglie di impiegati. E' il gruppo piu' giovane, con eta' media della persona di riferimento di 42,5 anni, nella meta' dei casi con diploma di scuola superiore e 1 su 10 con laurea. Il 40% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese. Si contano infatti circa 3 milioni 590 mila famiglie, il 13,9% del totale, con la percentuale più alta che si registra nel Mezzogiorno (22,2%) Si tratta di tutti nuclei 'jobless' dove si va avanti grazie a rendite diverse, affitti o aiuti sociali.

Emergono poi sempre più gli anziani soli a basso reddito (con le donne a prevalere sugli uomini) e di giovai disoccupati.

Come la borghesia, la classe dirigente e' la classe dell'innovazione sociale, in quanto detentrice dei mezzi di produzione e del potere decisionale; ma e' soprattutto il titolo di studio posseduto a determinare l'appartenenza a questa classe privilegiata. Infine, il gruppo piu' esiguo, quello delle famiglie tradizionali della provincia: meno di un milione di famiglie (3,6 milioni di individui) numerose, con figli e nonni, dove il percettore di reddito e' un uomo, che possiede al massimo la licenza media. La quota quasi raddoppia nelle famiglie con almeno un cittadino straniero.

Il benessere non può essere misurato esclusivamente sulla base delle risorse di cui l'individuo può disporre, ma deve essere inteso anche come capacità "di agire e di essere", di scegliere in modo consapevole lo stile di vita corrispondente ai propri ideali, di condurre una vita lunga ed in buona salute, di partecipare alla vita della comunità.2 In questa ottica, le risorse economiche diventano uno strumento e il tempo libero, la partecipazione politica, sociale e culturale e lo stato di salute sono invece indicatori di qualità della vita e di benessere delle persone. La poverta' assoluta e' diffusa anche nelle famiglie a basso reddito di soli italiani (12,7%), nel gruppo di anziane sole e giovani disoccupati (7,2% e 13,4%); nelle famiglie tradizionali della provincia (8,4%).

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