Iran, oggi le presidenziali: sfida fra Rohani e conservatore Raisi

19 Mag, 2017, 17:16 | Autore: Democrito Badesso
  • Elezioni presidenziali in Iran – DI Francesco Guastamacchia

Una partecipazione "enorme" ha segnato oggi l'inizio dello scrutinio per l'elezione del presidente dell'Iran: lo ha detto Bahram Qasemi, portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, in riferimento ai primi Paesi dove si sono aperti i seggi, in Estremo Oriente. Ed anche quanto all'estensione della libertà di espressione, sono in molti a ritenere che Rohani abbia tradito le aspettative. "I dati sull'economia iraniana sono tutt'altro che negativi", spiega Pedde che cita la drastica riduzione dell'inflazione passata in quattro anni dal 40 per cento al 7,5 per cento, l'aumento più che doppio della produzione petrolifera che nel mese di marzo ha raggiunto i 3,77 milioni di barili al giorno favorita anche da un sistema di quote commerciali che ha aumentato il peso dell'Iran all'interno dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec). In centinaia, ordinatamente, i cittadini dell'Iran che vivono in Lombardia, ma anche in altre regioni del Nord Italia, hanno atteso pazientemente di poter votare presso il Consolato della Repubblica islamica. Secondo la maggior parte degli osservatori, i candidati favoriti sono il presidente uscente Hassan Rouhani e l'antagonista conservatore Ebrahim Raissi. In politica interna ha promesso che avrebbe preparato una "carta dei diritti civili" ed attuato riforme per rilanciare l'economia.

La Presidente eletta dalla Resistenza Iraniana ha ribadito che "le prossime elezioni-farsa, come è sempre stato, rappresentano solo un rituale sulla divisione del potere tra le fazioni che compongono la tirannia religiosa al governo".

A noi ricorda moltissimo il periodo buio degli anni Ottanta, quando venivano fucilati nelle carceri iraniane migliaia di oppositori iraniani, moltissimi gruppi, dai mujaheddin ai feddayin, dai tudeh, ai curdi, e molti di questi addirittura non applicavano e non seguivano la lotta armata contro il regime, ma semplicemente volevano chiudere questa pagina con l'opposizione democratica in Iran.

"Lui esce da una carriera abbastanza importante dal punto di vista sia religioso sia politico, perché è a capo di una grande fondazione nella città santa sciita di Mashhad, una fondazione ricchissima, multimiliardaria, che gestisce moltissime attività turistiche e nei settori di produzione e agricoltura".

In questo contesto, gli ultimi giorni di campagna elettorale si apprestano ad essere particolarmente cruciali, soprattutto in relazione all'influenza che i grandi temi internazionali, quali l'inasprimento dei rapporti tra Teheran e l'Amministrazione Trump e gli sviluppi della guerra nei vicini Iraq e Siria, potrebbero avere nell'orientare il voto dell'opinione pubblica. Rohani ha ancora il sostegno di moderati e riformisti, malgrado una certa delusione per il miracolo economico promesso e non ancora arrivato.

Proprio l'appoggio di quest'ultimo alla candidatura del conservatore Raisi ha cambiato le prospettive di un voto che, secondo i primi sondaggi, vedeva il Presidente in vantaggio di circa venti punti percentuali sia su Ghalibaf che su Raisi. "Non vogliamo che il passato torni a ripetersi". Un ostacolo alla sua vittoria potrebbe essere la nazionalità di sua moglie, francese.

Ebrahim Raisi è il candidato della coalizione conservatrice Fronte popolare delle forze della rivoluzione islamica. "I miei assegni continuano a tornare indietro", dice il 35enne Babakco, fornitore di vestiti a sud di Teheran che aggiunge: "Forse andrò a votare, ma so che non cambierà nulla".