La classe operaia va… in malora!

19 Mag, 2017, 06:01 | Autore: Savino Padus
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Oggi infatti, fa notare l'Istituto, la "classe operaia ha perso il suo connotato univoco " e "la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali". È questa la fotografia che emerge dal rapporto annuale 2017 dell'Istat, che ha l'ambizioso obiettivo di ridefinire la società italiana, determinando i nuovi gruppi sociali e, di fatto, cambiando i criteri con i quali suddividiamo la popolazione italiana. Risale così l'indice di disagio economico e per effetto della crisi sono sempre di più le famiglie che rinunciano a qualcosa, anche alle visite mediche specialistiche. È sparito - o quasi - anche il ceto medio.

Piccola borghesia e classe operaia diventano dunque ceti dai confini sempre più labili e impalpabili. Oggi la prima ha abbandonato il ruolo di spinta all'equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell'evoluzione sociale (in termini sia produttivi sia di costumi).

I nuovi criteri di realizzazione del rapporto hanno evidenziato come "la diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi". Secondo l'Istat, include include 1,8 milioni di famiglie per un totale di 4,6 milioni di individui. Ecco che "i giovani con professioni qualificate sono il 7,4% nelle famiglie a basso reddito con stranieri e il 63,1% nella classe dirigente". I giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta anche al progressivo invecchiamento della popolazione.

I nuovi gruppi sociali sono nove: famiglie a basso reddito con stranieri (quello che presenta le peggiori condizioni economiche definite in base al reddito, con uno svantaggio di circa il 40 per cento rispetto alla media), famiglie a basso reddito di soli italiani (un gruppo a basso reddito, il 30 per cento circa in meno rispetto alla media nazionale dei redditi equivalenti), anziani soli e giovani disoccupati, giovani blue collar (famiglie in cui la persona di riferimento è operaio a tempo indeterminato in tre casi su quattro e lavoratore atipico nei restanti casi, con reddito in linea nella media), famiglie tradizionali della provincia (con un reddito equivalente medio inferiore del 25 per cento rispetto alla media nazionale), famiglie degli operai in pensione, famiglie di impiegati, pensioni d'argento, classe dirigente.

Per l'Istat il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle "famiglie a basso reddito con stranieri" (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone), seguono le "famiglie a basso reddito di soli italiani" (1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti), le meno numerose "famiglie tradizionali della provincia" e il gruppo che riunisce "anziane sole e giovani disoccupati". "L'Italia ha consolidato il processo di ripresa iniziato nel 2015", spiega Alleva.

Italia Paese di impiegati e pensionati con sette giovani su dieci ancora a casa con i genitori e con la classi sociali che 'esplodono'. Ma è il Paese a diventare più vecchio: la natalità continua a diminuire e il minimo osservato nel 2015 per le nascite risulta superato nel 2016 dal nuovo record nella storia dell'Italia unita (474 mila).

"La ripresa, a causa dell'intensità insufficiente della crescita economica, stenta ad avere gli stessi effetti positivi diffusi all'intera popolazione". Il presidente dell'Istat Giorgio Alleva propone di aumentare il limite convenzionale e statistico di età di invecchiamento: cioè non più 65 anni. Nell'ultimo anno - sottolinea l'Istat - il Mezzogiorno fa registrare l'incremento relativo di occupati più sostenuto (+1,7% rispetto a +1,4 del Nord e +0,5 del Centro), ma è ancora l'area con il maggiore scarto di occupazione rispetto al 2008 (-381 mila unità, -5,9%). I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle 'famiglie di impiegati', appartenete alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) e delle 'famiglie degli operai in pensione', fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone).

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